La marchesa Anna Fry Torrigiani (1861-1917), fu chiamata dalla duchessa d’Aosta appena nominata Ispettrice generale delle Dame Infermiere di CRI far parte del Direttivo, assieme alla duchessa Maria Caffarelli, alla contessa Gianna Galli della Loggia (tutte dame di Palazzo di Elena) e alla professoressa Emilia Anselmi Malatesta nel ruolo di segretaria. In particolare Anna Torrigiani, accompagnata dal marito Carlo gentiluomo di corte della duchessa, fu stabilmente a fianco della duchessa durante i primi tre anni del conflitto, soggiornando stabilmente a Villa Canciani di San Giorgio di Nogaro fino a Caporetto. Quindi chiese di prestare assistenza in un reparto di malati contagiosi dell’ospedale territoriale n. 1 di Firenze, dove contrasse la malattia che la portò alla morte prematura. Fu decorata con la medaglia di bronzo al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: «Seguendo l’ispettrice generale delle infermiere volontarie della croce rossa sino ai più avanzati ospedaletti da campo e alle ambulanze prossime alle linee nemiche, affrontò numerose volte con calma e sprezzo del pericolo si immolava sotto i tiri dell’artiglieria nemica, preoccupata soltanto della sua nobile missione. Durante la ritirata dall’Isonzo al Piave cooperò con abnegazione e coraggio al soccorso dei militari degenti e allo sgombero degli ospedali. Curando militari affetti da malattie infettive, veniva colpita dallo stesso morbo ed immolava serenamente la vita, vittima della sua abnegazione e del suo spirito di carità. Carso Goriziano, Friuli, Agosto-Dicembre 1917. »
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Emilia Anselmi Malatesta (1862-1920), romana, infermiera volontaria della CRI, seguì il primo corso d’infermiera a Roma nel 1908 e nello stesso anno venne incaricata di organizzare i soccorsi per il terremoto di Messina. Prestò poi servizio sulla nave-ospedale Menfi (qui, per l’amabile disponibilità fu considerata la “mamma di tutte”). Nominata ispettrice del Comitato regionale romano nel 1912, in occasione del terremoto di Avezzano del gennaio 1914 riuscì a organizzare in breve tempo un ospedale CRI nel convento di Sant’Egidio, dove prestò la propria opera. A lei si ascrive il merito di aver portato le scuole per infermiere dalle 68 del 1915 alle 176 del 1918. Dal 1915 fianco di Elena d’Aosta come segretaria, si conquistò con merito una Medaglia di Bronzo al Valor Militare che dopo, la sua morte prematura a causa della Spagnola presa tra e corsie degli ospedali, le sarà commutata in Medaglia d’Argento alla memoria.
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Cfr. Stefania Bartoloni, Italiane alla guerra. L’assistenza ai feriti 1915-1918, Marsilio, Venezia 2003.
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Per la sua opera nell’ospedale 071 di Palmanova sotto un bombardamento, Alberta Marazzani Visconti ebbe una medaglia di bronzo nell’aprile 1916.
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Elena di Savoia, duchessa d’Aosta, Accanto agli eroi…, cit. p. ___
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Lydia Tesio, Relazione sul servizio prestato in guerra, in ASCRI-Ramazzini, citata da Stefania Bartoloni, Italiane alla guerra. L’assistenza ai feriti 1915-1918, Marsilio, Venezia 2003, p. 141.
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Elena di Savoia, duchessa d’Aosta, Accanto agli eroi…, cit. p. ___
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Costanza Faà di Bruno aveva sposato il conte Alvise Nicolò Mocenigo, grande proprietario terriero veneto, il cui avo omonimo aveva fondato nel Settecento il centro ‘ideale’ di Alvisopoli, secondo un utopistico disegno urbanistico e bonificando migliaia di ettari. Quarantenne, Costanza, ispettrice della Croce Rossa di Venezia, già imbarcata sulla nave Memfi durante il conflitto italo-turco, era andata volontaria al fronte assieme alla cognata Bianca Mocenigo. Entrambe rimasero a curare i feriti anche sotto le bombe che a maggio 1916 colpirono San Giorgio, meritando la medaglia di bronzo. Q Quindi, Costanza tornò a Venezia, a occuparsi come ispettrice dei vari ospedali militari, mentre Bianca seguì l’ospedale n. 42 Vicenza, per essere inviata poi a Salonicco con il Corpo di spedizione italiano.
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Lettera del 23.7.1915, in ASCRI-Ramazzini, foglio 11 u. Citata da Stefania Bartoloni, Italiane alla guerra. L’assistenza ai feriti 1915-1918. Marsilio, Venezia 2003, p. 109.
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Ibid., Lettera del 13.3.1916, cit. pp. 193-194.
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Antonia Goltara, ventiquatrenne al momento del suo primo servizio in guerra, milanese, aveva cominciato il corso per infermiere volontarie nel 1914. Dopo un anno passato negli ospedali di Milano e sul treno ospedale n. 18, il 3 agosto 1916 era stata assegnata all’ospedale da campo 039 di Ruda fino al 5 ottobre, quando era passata all’ospedale 0240 di Perteole ove rimase fino al 31 dicembre per fare poi servizio nell’ospedale della Croce rossa Monterosa a Milano e ritornare al fronte il 10 maggio 1917 all’ospedale n. 75 a Sagrado, bombardato pochi giorni dopo e dove si meritò la medaglia di bronzo per essere rimasta con i feriti sotto il bombardamento. Nel 1918 lavorò negli ospedali milanesi e nell’ospedale da campo 077 a Cavarzere (RO).
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Informazioni tratte da Elena di Savoia, duchessa d’Aosta, Accanto agli eroi. Volume I. 1915-1916, prefazione di Amedeo di Savoia, a cura di Alessandro Gradenigo e Paolo Gaspari, Gaspari editore, Udine 2016, p. 209.
Ketty De Fontana, di Novara, avrà una medaglia di bronzo per essere rimasta il 4 giugno 1917 accanto ai suoi pazienti all’ospedale di Cormons bombardato (il 6 ottobre 1916 è all’ospedale n. 8 con Righini). Sposerà il tenente medico di CRI Fedele Fedeli, assistente di Giuseppe Tusini alla cattedra di Clinica chirurgica della Scuola di San Giorgio.
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Informazioni tratte da Elena di Savoia, duchessa d’Aosta, Accanto agli eroi. Volume I. 1915-1916, prefazione di Amedeo di Savoia, a cura di Alessandro Gradenigo e Paolo Gaspari, Gaspari editore, Udine 2016, p. 180.
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Ibidem, p. 177.
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Ibidem, p. 146-147.
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Ibidem, p. 121-122.
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Cfr. Iris Origo, Un’amica. Ritratto di Elsa Dallolio, Passigli, Milano 1988.
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Iris Origo, Un’amica. Ritratto di Elsa Dallolio, Passigli, Milano 1988, p. 27.
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Marianna Denti aveva partecipato al primo corso per infermiere a Firenze nel 1907; era una delle crocerossine più esperte: era stata all’ospedale degli Incurabili di Napoli dopo il terremoto di Messina; quindi in Sardegna con il fratello Aberto per una campagna antimalarica diretta dai professori Lustig e Sclavo e in seguito ad Atene presso l’ospedale Ximeion. Nel 1915 era all’ospedale Santo Spirito di Roma per assistere gli sfollati del terremoto della Marsica e, infine, con lo scoppio della guerra in un ospedale di Venezia, dove fece anche cento iniezioni di chinino al giorno a degenti provenienti dalle zone malariche di Cavazuccherina (l’attuale Jesolo) e di Eraclea.
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Informazioni tratte da Elena di Savoia, duchessa d’Aosta, Accanto agli eroi. Volume I. 1915-1916, prefazione di Amedeo di Savoia, a cura di Alessandro Gradenigo e Paolo Gaspari, Gaspari editore, Udine 2016, p. 137.
Cit. in Stefania Bartoloni, Italiane alla guerra, cit. p. 126.
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Marianna Denti di Piraino, Soltanto per i miei amici, Pungitopo editrice, Marina di Patti 1992, pp. 82-87.
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Stefania Bartoloni, Italiane alla guerra, cit. p. 87.
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Elena Doni, Il bianco esercito, in Donne nella Grande Guerra, il Mulino, Bologna 2014, p. 39
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